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domenica 6 dicembre 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - ...Tranne, forse, GUARIRE.

 
Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.



-scritto da Franny


Ieri in un grande centro commerciale, in mezzo ai greggi di luci scintillanti e in mezzo alla carrellata di prodotti che guardandoli sembrano darti la garanzia che quando li porterai a casa le cose cominceranno davvero ad andare bene, non ho avuto il cuore di provarmi nessuno degli abiti che ho adocchiato in un negozio di abbigliamento. Da giorni, infatti, ma che dico, mesi, da quando sono ingrassata a dismisura, mi impacchetto nella solita divisa informe rigorosamente nera evitando di incrociare lo sguardo delle vetrine e quello delle persone, anche. Per farvi capire il mio livello di disagio vi dico soltanto che sto studiando cinque libri in più per un esame pur di non dover frequentare e sentire gli occhi delle persone addosso e non dover vedere la confusione che gli affiora negli occhi quando ogni volta, da anni, mi vedono arrivare con un peso diverso, inferiore o superiore che sia. Mi hanno vista pesare sia 52 kg che 68, sia 56 che 61, quindi forse sono abituati, ma l'unica che non si abitua al trasformismo in cui consiste la propria bulimia sono io. Per giunta da giorni sto iniziando a provare dei dolori laceranti allo stomaco, non so spiegarvi che razza di dolore è, un dolore così forte che posso solo accasciarmi su me stessa stringermi la pancia e sperare che passi. Ho paura che le conseguenze del vomito che mi induco da anni stiano iniziando a farsi sentire.
Ad ogni modo ieri, in quel centro commerciale, mi sono fatta tentare dal caffè verde in erboristeria. Anche stavolta ho speso tutti i miei risparmi nell'ennesima cazzata che non funzionerà. Perchè da quando sto male le ho provate tutte. Tutte tranne, forse, guarire.


sabato 3 ottobre 2015

PERFEZIONE di CRISTALLO. Sfida alla morte per vincere la vita.

Una persona di mia conoscenza ha oggi postato questo video del CedaP, che mi ha colpita a tal livello da non poterlo non condividere con voi.
Parla di tutte noi credo.
Soprattutto, è come se parlasse di me.

" Reperire un'identità; Perfezione, di cristallo.
Mi fermai.
Scomparire.

L'anoressia ti salva dalla vita. Ti anestetizza lentamente. "

" Dal silenzio passai alle urla.
Non ero matta. Ero terrorizzata. " 

" Hai bisogno di sapere che esiste la possibilità di essere altro da quello che eri stata;
Hai bisogno di sapere che il tuo puzzle si può ricomporre in una composizione migliore. "

" LA SFIDA ALLA MORTE PER VINCERE LA VITA. "



 




mercoledì 23 settembre 2015

La chiave del BLOCCO.

Il nulla.
Il troppo.
Il non sapere.
Essere fin troppo consapevoli di quanto ci stia succedendo.
Non avere la più pallida idea del perchè.
E ti ritrovi qui, ferma, immobile dall'esterno.
E ti ritrovi non sai nemmeno tu dove, perchè fatichi ad avvertire la tua presenza. Il vuoto cerca il predominio all'interno di te.
Ogni giorno una lotta, piccole vittorie ed immense delusioni.
Stanchezza infinita, fisica solamente in secondo piano.
Il tutto sfocia in un aumento dei pensieri e dei sintomi del dca. Quello schifo di dca che non ti si vuole scrollare mai del tutto di dosso.
MA NON MI FERMA. Per ogni problema, la ricerca della soluzione.
Non mi lascio sopraffare da quello schifo.
Io sarò anche stanca, sfinita, ma non mi voglio arrendere.
Come farò non lo so.
Ma so da dove partire. Per ogni problema, la ricerca della soluzione.




martedì 8 settembre 2015

TROPPO. EmoziONI.

Tristezza.
Mancanza.
Euforia.
Delusione.
Amore.
Rabbia.
Emozioni.

Anzi, emoziONI.
Già, perchè tutto ciò viene da noi percepito come un qualcosa di immenso, irrefrenabile, ingestibile, impossibile, incontrollabile.
Il controllo. Il controllo tanto ambito da chi è assoggettato da un dca.
Nelle giuste dosi, quanto servirebbe un po' di controllo su noi stessi, sulle nostre emozioni.
Evitare di sentirsi male, male, male. L'angoscia che ti pervade e l'ansia che ti assale; esplodi in un attacco di panico o isoli il tutto con un falsissimo sorriso, per poi arrivare in un luogo nel quale poterti nascondere e, nel migliore dei casi, esplodere in un pianto senza fine.
Pianto di rabbia, di nervoso, di disperazione, di stanchezza, di sfinitezza.
Succubi di ciò che si prova, o che non si riesce a provare. Un rapporto di un qualsivoglia genere si spoglia così di tutta la stabilità sulla quale dovrebbe essere basato.
Troppa DISTANZA -> <- Troppa VICINANZA
Insomma, la distruzione per chi lo vive.
Sensi di colpa nel primo caso; doppi sensi di colpa nel secondo.
Sentirsi incapaci. Troppo appiccicosi. Troppo insensibili. Troppo bisognosi di affetto. Troppo deboli.
Soffrire.
E ci si ritrova sempre qui, sempre a pensare che forse da soli staremmo meglio.
Ma noi già ci abbiamo provato, sappiamo già cosa succede: stando da soli il vuoto si impossessa di noi esponenzialmente.

E allora che fare?
L'ennesima battaglia da combattere ogni giorno.
Si combatte, si combatte e si combatte ancora.
E si cerca di migliorarsi.








sabato 20 giugno 2015

PAURA. Ma un bel calcio nel sedere?

Paura. Rivincita.
Paura. Vittoria.
Paura. Fierezza.
Ce la sto facendo! No, sto sbagliando tutto.
Sto riacquistando ciò che avevo perso. Devo assolutamente tornare indietro, non posso perdere il controllo in questo modo.
Sto tornando alla vita. Aiuto, e poi? Cosa ne sarà di me? Non ce la posso fare... La sicurezza, ho bisogno di sicurezza.
Paura.

Ogni conquista, ogni passo avanti, ogni riappropriazione di una parte di noi stessi viene immediatamente contrastata dalla malattia.
Ma, riflettiamo un attimo, cosa dà forza alla malattia? LA PAURA.
Siamo così spaventati dai cambiamenti, dall'allontanamento da quel limbo che ci permette di non compiere scelte, di non correre rischi, di non rimanere delusi.

Ora però diamo un bel calcio nel sedere a quell'odioso dca che ci si piazza davanti impedendoci di vedere oltre.
Quel limbo ci permette di non compiere scelte ~ Quel limbo ci impedisce di compiere scelte. Ci immobilizza. Ci rende schiavi di un pensiero ossessivamente e solo apparentemente sicuro.
Quel limbo ci permette di non correre rischi ~ Quel limbo ci impedisce di metterci in gioco. Ci immobilizza. Ci rende schiavi di un pensiero ossessivamente e solo apparentemente sicuro.
Quel limbo ci permette di non rimanere delusi ~ Quel limbo ci impedisce di incorrere in emozioni, oltre che in delusioni, certamente: noi stessi ci sentiamo delusioni, rimanendo in quel limbo.

Non compiere scelte.
Non metterti in gioco.
Non rischiare di incorrere in delusioni.
Agisci d'anticipo! Annullati! 

Tu? Ma se non esisti nemmeno!
Ma no, rimani qui con me, io sono tua amica. Siamo così affiatati ormai, siamo una cosa sola!

Ecco la voce della malattia. Ecco la voce di ciò che ci rende schiavi di un pensiero ossessivamente e solo apparentemente sicuro.Ecco la voce della paura.
Chi prova paura? Noi. In questo modo, chi dà forza alla malattia? Noi.
Dobbiamo arginare la paura. Dobbiamo provarci. Dobbiamo darle quel calcio nel sedere. Liberarcene.
Liberarcene per poter respirare. Senza respirare non si vive.
Non diamogliela vinta.

lunedì 11 maggio 2015

SCHEGGE che trafiggono.

Dolore straziante.
Rabbia immensa, inquantificabile, non controllabile: entità malignamente suprema pervade invadente i più profondi cunicoli della tua anima.
Non si respira. Ti toglie il respiro.
Ti toglie la forza, la fiducia che lentamente stai cercando di costruire in te stessa.
Ti toglie la capacità di piangere. Nessuna lacrima osa uscire dai condotti di quegli occhi così spaventati, persi, soggiogati dal mostro contro cui combatti. Nessuna lacrima ora si vuole trovare a contatto con quell'obrobrio di aspetto che ti ritrovi, su quel corpo deforme con un'enorme pancia e le cosce che sembrano volere rapire ed imprigionare l'attenzione dei tuoi tristi occhi, litigandosela con i fianchi.
Lo specchio sembra rompersi in mille schegge che ti trafiggono, ma la realtà è che tu vorresti si rompesse per non doverlo affrontare e le schegge che ti trafiggono, beh... vengono esclusivamente da dentro te, come il dolore che avverti.

E che se ne vadano a quel paese tutte quelle persone che "Eh...vorrei capire come mai ti è successo tutto questo, davvero, sei una bella ragazza, hai 3456782900983764567839029387 qualità; Io davvero non capisco, eppure non pensavo volessi fare come le modelle..." MA COSA CASPITA STAI BLATERANDO SENZA UN MINIMO DI RIFLESSIONE?! MODELLE?!
E che se ne vadano a quel paese tutti quelli che per strada ti parlano solo per dire " Ehi bambolina! Dovresti metter su qualche chiletto, sai?" BAMBOLINA LO DICI ALLA BARBIE CON CUI POTRESTI GIOCARE AL POSTO DI IMPORTUNARE ME, VISTO CHE NON MI CONOSCI. NON SAI CHI SONO IO E PERCHE' IO SIA FISICAMENTE COSI'. LA BAMBOLINA E' UN GIOCO, LA SITUAZIONE IN CUI MI TROVO, LA MALATTIA CONTRO CUI COMBATTO, LA MIA PERSONA, NON SONO UN GIOCO.
E che se ne vadano a quel paese anche tutti gli altri dal "Sei troppo magra, devi mangiare!" al "Pastasciuttaaa! Ci vuole la pastasciuttaaaa!" CHE NON ARRIVANO A CAPIRE QUANTO QUESTE FRASI, SOPRATTUTTO L'IRRUENZA DELLA SECONDA, FACCIANO SENTIRE GIUDICATE E FACCIANO SOLO MALE, UN MALE ATROCE.

Non me ne frega niente delle modelle. Prendete la più bella in assoluto, guardiamola insieme: meravigliosa;
Ora, dentro a quel corpo ci sono io.
Aiuto. Sono enorme. Il naso è storto! Oh mamma mia cosa succede? i fianchi! Ho le braccia troppo muscolose. Che viso sciupato. Devo dimagrire. Faccio schifo...sì, nessuno mi potrebbe mai ammirare o addirittura desiderare... che schifo. E poi, chi potrebbe esser fiero me? Sono solo un'incapace. Mi dicono che sono bella, addirittura meravigliosa... ipocriti.

E ora la pastasciutta.
La pastasciutta, brutto insensibile, non riesco a mangiarla.
Ma questo non perchè io l'abbia deciso un bel giorno in cui mi sono alzata e detta "da oggi niente pastasciutta, viva i pasti senza pastasciutta, yeee che bello!". No, proprio no.
Io di alcuni cibi ancora ho il terrore.
E' contro tutto questo che combatto, sai?
PERCHE' QUESTO NON E' CHE LA PROIEZIONE DI UN DISAGIO INTERIORE.
NON BASTA "MANGIARE LA PASTASCIUTTA" per stare bene.
Mangiatela tu se ti fa sentire meglio, perchè siamo tutti diversi e abbiamo tutti dei trascorsi diversi: io non starei meglio. Se costretta la mangerei piangendo e poi, magari, nemmeno riuscirei a tenere quel "corpo estraneo", perchè è così che lo percepisco, all'interno del mio organismo.

Ci giudichiamo già abbastanza ogni millisecondo della nostra vita.
Basta.
Basta a tutti voi.
E basta a me stessa, te ne prego. Vai a quel paese pure tu quando mi giudichi così.
Basta schegge che mi trafiggono, voglio la libertà.


sabato 28 marzo 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - Brucia tutto.

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.


-inviato da Alice

Non esiste la sconfitta di fronte questo schifo di malattia.
Esiste la vittoria, ma non la sconfitta, piuttosto esiste la sottomissione.
Sottomissione che ti rende schiava, schiava di qualcosa che nessuno vede,ma che ti logora dentro, un'altra persona, anzi, un essere schifoso, parassita, sanguigna che ti logora dentro.
Ti brucia dentro.
Si impossessa di te.
Del tuo controllo.
Ride di te, del tuo dolore, del tuo pianto.
Quel pianto che non riesci a fermare.
Un pianto improvviso, paragonabile ad un incendio in bosco in piena estate.
Brucia tutto. Non si ferma. Continua a bruciare e bruciare ettari di terra.
Continua a distruggere.
Lasciandosi dietro un terreno sconfitto, devastato, nudo.
Ecco.
Non perdi di fronte alla malattia.
Rimani letteralmente soffocato, sotterrato da una valanga.
Senza fiato senza riuscire a respirare, poi d'un tratto, in qualche modo, riprendi il controllo, la guida.
Sei di nuovo tu a combattere, con una nuova cicatrice. Una salita da iniziare. Ma almeno,a guidare sei tu.


lunedì 9 marzo 2015

" Ricordati di guardare verso l'alto."

Una lettera, anzi lettera è riduttivo, è molto di più.
E' forza, è stupore, è di una potenza infinita.
L'ho ricevuta oggi, nell'incredulità di ciò che leggevo.
E ancora rimango incredula per ogni singola parola, per ogni singolo pensiero che hai espresso, Amore mio.
Grazie, grazie, grazie all'infinito.



9/3/2015
-----,
sono quattro. Ti rendi conto? Quattro! Io non penso di realizzare la cosa. 
Quattro mesi stupendi, quattro mesi che mi hanno risollevata da tutto, quattro mesi che ho quell'assurda fortuna d'averti accanto, e non potrei desiderare altro.
Mi fai stare bene, mi fai sentire 'a posto', e so che quando siamo assieme tutto il resto tace. 
E non sento il bisogno d'altro, se ci sei tu con me.
'Mio piccolo miracolo, sceso dal cielo per amare me' dice Tiziano. E per quanto possa non piacerti, descrive esattamente quello che provo ogni volta che mi sorridi, ed io non capisco più nulla. 
Che poi continui a faticare a crederci, quella è un'altra storia, dovrò convivere con questo stupore.
Ogni giorno è un dono in più, ogni giorno è un po' di forza che cerco di trasmetterti in più, ogni giorno una speranza in più.
Ed io voglio davvero affiancarti in tutto questo, voglio combattere con te: che comporti vittorie o sconfitte, riprese o ricadute, sono al tuo fianco: questo può convincerti a non mollare?
Già lo stai facendo, già pian piano ti sei forgiata e ti stai tuttora forgiando uno scudo che non ti eclissi la realtà, ma ti permetta di 'difenderti' da quella parte di te che ancora fatica ad accettare i colori, la vita. 
Sebbene in un certo senso questo faccia parte di chi sei, mi rifiuto di credere a questo lato che di rivalsa non ne vuole proprio sapere, che vuole piegarti a sé, che vuole restituirti e rafforzarti le catene di prigionia, che spinge in ginocchio, che ti avvicina a voler desiderare di liberarti di tutto, di eliminare tutta l'ansia (o almeno darti l'illusione di ciò), di svuotarti da quel senso di oppressione ed inadeguatezza che ti forza a terra.
E allora, ti prego, ricordati di guardare verso l'alto: l'ho vista, sai, quella lampada, ed ha dei fiori disegnati in controluce. Guardali, e ricorda che davvero i colori si possono vedere sempre e nei posti meno aspettati, nei luoghi meno conosciuti o nelle persone più importanti. Anche se colori diversi dal nero e dal rosso ti stanno ostili, sei la mia persona colorata, e questo non è disagiante!
Perchè sei il colore più bello.
Vorrei tu potessi davvero levarti di dosso il buio che s'infiltra negli angoli della tua mente, sciacquarti da tutti i pensieri che ti ossessionano e perseguitano, rinfrescarti l'anima.
E non ho motivo per pensare che tu non possa farcela, che NOI non possiamo farcela, insieme.
Perchè sei tanto simile ad un alberello, e non ti sembri assurda come similitudine: un albero 'crolla' in inverno, si indebolisce, perde le sue ricchezze più grandi e resta lì, spoglio e nudo, apparentemente senza altre speranze. Ma poi arriva la primavera, e con lei il clima mite, il sole, la brezza, e la Natura risorge:la chioma torna ad essere foltissima, il verde brilla, i rami si rinforzano, e gli manca solo la voce per poter urlare a tutti: "Ehi! Io ci sono! E sono pure più forte, rigoroso e bello di prima!".
Sono davvero sicura che ritorneranno tutte le tue foglie ed i tuoi frutti, -----, più rigogliosa di sempre.
L'importante non è mantenere sempre il controllo, quello che conta è riuscire a 'rinascere' dopo ogni crollo, indebolimento, perdita, nudità, apatia.
E non ho motivo per pensare che noi non possiamo farcela.

Alla Donna più Bella, più Combattiva,
più Forte e più Mia.
Tua.



sabato 28 febbraio 2015

TU contro TE STESSA.


Ti sforzi, ti autoconvinci, ti confondi, poi ti scontri...
La battaglia è immensa: TU contro te stessa.
TU, guerriera sfinita, esausta, preoccupata; ora sull'orlo del pianto, ora le lacrime non escono.
TE STESSA, cosi dolce, consolatrice, lei mantiene il controllo, lei ti vuole bene... Lei ti consola, lei ti tiene con lei nel suo guscio, è protettiva, tu le vuoi bene...
NO. NO. NO.
Ora dal guscio me ne esco.
Qui è freddissimo. Dove sono i sentimenti?! Solo vuoto, solo dolore qui dentro.
Soffoco, non respiro più.
La mia testa continua a ruotare come fosse una giostra al parco giochi: sui sedili bambini felici si lasciano cullare...TE STESSA sale sulla giostra, accanto a te, al tuo fianco, con te...ti mostra quanto sei stata STUPIDA! DEBOLE! INUTILE!
Un momento: che succede?! Voglio nascondermi, non ce la faccio, ME STESSA mi sta schiacciando, le mie forze son svanite...
Ma! Ora vedo! CI VEDO! La realtà sarà mai questa?!
Caspita, mi sa di si...ma quanto spaventa...
Oh, se solo il mio guscio mi proteggesse...
NO. FERMA LA GIOSTRA.
Il tuo guscio è GELIDO, non so se ci voglio tornare...
Poi la vedo. La benda che avevo sugli occhi è lì in terra, sulla giostra, che continua a girare perchè TE STESSA l'ha fatta ripartire.
La vedo. La realtà! IO LA VEDO!
Ma sui sedili non ci sono bambini! Dove sono finiti?!
Bambini, tornate qui, mi sento sola...
Lentamente metto a fuoco i sedili...già: nessun bambino.
Solo enormi specchi.
Dita puntate.
Bilance.
Un minifrigo...Serrato con una catena ed un enorme lucchetto.
Ah ME STESSA, ora ho messo a fuoco anche te!
Si, proprio te, GIUDICE SPUTA-SENTENZE SENZA ALCUNA POSSIBILITA' DI REPLICA.
ME STESSA, CRUDELE, ESTREMO NEMICO!
...me stessa, ma...
...ma io...allora sono io...io chi sono?
Sono solo uno schifo...sono io così crudele...Il guscio, ne ho bisogno...
NO! MA COSA STO PENSANDO?! NO.
DEVO COMBATTERE.
Devo combattere il nemico. Devo combattere la crudele me stessa, perchè IO non la voglio più la benda
Voglio uno scudo.
Voglio un'armatura che mi permetta di muovermi senza ferirmi, non un gelido guscio.
Voglio un megafono. 
Eh si, cosi, "cara" me stessa, sentirai che IO URLO PIU' FORTE.




giovedì 26 febbraio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - 'Spesso il male di vivere ho incontrato'

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.

-inviato da Tristy

Sono giorni che cerco di mettere giù due righe per raccontare la mia storia, ma come ogni pagina della mia vita, ho scritto e riscritto per poi cancellare e buttare via tutto.
Chi sono io, non ha molta importanza, almeno, per me non l’ha mai avuta.
Qualcuno mi diede il soprannome “Tristy” e forse è davvero ciò che sono.
Ma andiamo per gradi…
Chi ero…
Al principio ero una bimba come tutte le altre, amavo vestirmi da principessa e amavo sentirmi speciale.
Nonostante fossi molto graziosa ero però in sovrappeso e questo ha condizionato buona parte della mia vita, se non tutta la mia vita fino ad oggi.
“Sei cicciona!” mi dicevano…”Fai schifo!” e ancora “Nessuno ti vuole, sei obesa” e piano piano quella principessa dagli occhi sorridenti non esisteva più!
Passavano gli anni e la mia lotta contro il peso si faceva sempre più ardua, dimagrivo e ingrassavo e ingrassavo e dimagrivo. Ero sola, derisa da tutti, oggetto di ogni sorta di angheria.
A scuola i peggiori tormenti, non finivano mai.
Non ne potevo più, ero arrivata al tracollo.
Poi l’ennesima delusione, quella più grossa. E sono caduta.
Ho iniziato dapprima a mangiare meno, e meno mangiavo e più dimagrivo e più dimagrivo e più le persone iniziavano a considerarmi, e più rifiutavo il cibo e più mi sentivo invincibile e più mi sentivo invincibile e più la depressione prendeva il sopravvento.
Andai avanti così per qualche mese e, 28 kg in meno dopo, le cose divennero sempre più evidenti.
La gente mi guardava e bisbigliava, i miei genitori parlavano di nascosto della mia condizione e mi seguivano ovunque, anche in bagno.
Dapprima pensarono avessi iniziato a drogarmi, poi capirono.
Provarono a parlarmi più e più volte, mi imposero altre regole, vennero convocati a scuola, mi ero chiusa in me stessa, i voti calavano, non avevo amici, ero sempre sola e soprattutto: rischiavo l’anno!
Lessi la disperazione negli occhi di mia madre e la delusione in quelli di mio padre.
Non reggevo i loro sguardi accusatori ma ormai ero entrata nella spirale della depressione e non sapevo come uscirne.
Tutti i giorni erano uguali, le giornate erano tutte grige e insapore, i brutti voti continuavano ad accumularsi così come le materie insufficienti fino a quando non toccai del tutto il fondo.
L’ennesimo “3” costrinse la professoressa a convocare mio padre e a renderlo partecipe del mio piano auto-distruttivo.
Quando arrivò a casa neppure mi guardava, era deluso, mi disse solo questo “sei la mia delusione più grande!” e andò via.
Ci rimasi male, una persona nelle mie condizioni avrebbe potuto interpretare quella frase come una condanna a morte, invece io decisi che dovevo reagire.
Non potevo essere la delusione di nessuno, specie di mio padre!
Così iniziai piano piano a riprendere la mia vita normalmente, ricominciai a studiare e nel giro di due mesi recuperai tutte le materie insufficienti.
Mi feci degli “amici”, mi fidanzai.
Ripresi gradualmente a mangiare e ovviamente a prendere peso.
Ero tornata felice.
Ma non durò troppo, il mio metabolismo ovviamente si era rovinato e quindi tutto quello che mangiavo lo assimilavo e con gli interessi.
Ripresi tutto il peso perso e ovviamente ci fu chi me lo fece notare e notare e notare e… caddi nuovamente in depressione.
Il mio fidanzato mi diede tutto l’aiuto possibile ed insieme uscimmo nuovamente da questa situazione, perso peso, tornai serena e in forma, ma la spirale di cui sono vittima non accenna a chiudersi.
Sono passati tre anni dall’ultima volta in cui mi sono sentita bene con me stessa, oggi sono di nuovo la Tristy ad un soffio dall’obesità.
La depressione è diventata la mia compagna di viaggio, così come le mie crisi d’ansia e gli attacchi di panico.
A nulla sono servite le medicine, una volta chiusa la cura, sono tornata come prima anzi, peggio di prima.
Non c’è mattina in cui non mi alzo dal letto e vedendomi non penso “Sei una cicciona di M..da! non meriti tutto quello che hai, l’amore del tuo ragazzo, della tua famiglia, la stima di chi hai attorno.”
Sono un continuo fallimento per me e per chi mi sta vicino.
Ma continuo a lottare, ho intrapreso un nuovo cammino verso la ricerca di me stessa.
I problemi alimentari non sono solo la bulimia, o l’anoressia, l’ho imparato a mie spese.
Chi come me soffre di depressione e trova conforto nel cibo ha una dipendenza, una patologia.
Ho imparato che è inutile nascondersi, vergognarsi e non parlarne, solo affrontando il grande male lo si può sconfiggere.
Un giorno ne uscirò, ne sono certa.
Non sarà oggi magari, ma un giorno.


sabato 31 gennaio 2015

Angelo o demone?

Mi hanno sempre vista, ho sempre voluto mostrarmi, come un vero angelo. Non potevo deludere le aspettative di nessuno, dovevo sempre superarmi in tutto.
Mettevo da parte me stessa, pur di aiutare gli altri in un qualche modo.
Ma dentro me avvertivo ed avverto un potentissimo demone, che si divertiva e si diverte a soggiogare il mio, indifeso, lato più innocente.
Insomma, preda facile per un dca, per l'anoressia, che si è aggrappata alla prima utile occasione al mio cercare di sembrare sempre al top, la ricerca dell'apparente perfezione, del controllo.
Mi si è affiancata mostrandosi amica consolatrice, rifugio, aiuto profondo quando niente e nessuno sembrava aver la possibilità di fare altrettanto.
Ma da amica, si è trasformata in padrone indiscusso. I cuccioli sono fedeli al padrone, lo ammirano e gli vogliono bene.
Ora tutto questo riesco a vederlo, a metterlo bene a fuoco...
Quando ci si sente una nullità, la più totale inutilità per gli altri; un peso, per gli altri ma anche e soprattutto per noi stessi. Quando si avverte bisogno di affetto, un affetto negato dagli altri... e anche da noi stessi. Ecco che il demone appare angelo, appare il giusto, mi appare rassicurante, consolatore, la mia unica certezza, il mio riferimento... Insomma, stessa percezione che un cucciolo ha del proprio padrone.
Ma lei, l'anoressia, la malattia, il demone, Hitler che vuole fare piazza pulita nella mia testa trasformata in un lagher... non può essere un angelo.
E noi, vittime di questo demone, non dobbiamo accettare di sottostare al padrone.
Noi non siamo cagnolini, siamo persone.
A pezzi, sfinite, esauste... ma dobbiamo ricomporci, perchè siamo persone.
Le persone hanno il diritto di vivere.