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sabato 14 novembre 2020

La VITA è TORNATA.

 
Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.


-scritto da Chiara

E così, a un certo punto, la vita è tonata.
È tornata quando nessuno, me compresa, ci credeva più.
Ieri uno degli esseri umani più importanti della mia vita, che ancora piange quando pensa a questi miei ultimi anni, mi ha detto che ogni mattina si svegliava con il terrore che io non ci fossi più e mi ha confidato anche, con le lacrime agli occhi, che altre volte si è invece ritrovato a pensare che forse sarebbe stato meglio che tutto finisse in un mattino senza risveglio, perché il dolore era diventato insopportabile per me e per tutti coloro che mi erano accanto. Sentirselo dire non è stata una passeggiata di salute ma la verità è che era proprio ciò che io desideravo ogni giorno.
Le foto del mio corpo emaciato sono agghiaccianti ma non sono nulla in confronto al dolore che mi portavo dentro, alla furia devastante che mi spingeva a consumare e distruggere ogni parte di me e della mia vita. Fare e disfare, riempire e svuotare, distruggere, distruggere, distruggere in un moto senza direzione e senza fine.
Mi sento e sono una sopravvissuta, anche se sento che questa sensazione sta lentamente cominciando a dissolversi e sono sempre più i momenti in cui mi percepisco come una persona magnificamente normale. Non sento più il bisogno di buttare il cuore al di fuori di me, di togliermi la pelle per sentirmi vera e viva, di urlare senza voce chi sono e cosa sento.
Tutto ciò che sono è custodito dove ha bisogno di stare e la luce che porto dentro trova da sola il modo di uscire mentre io mi occupo di lasciare che si espanda.
Eccolo qui l'amore per me stessa, sperimentato per la prima volta a trentotto splendidi anni, durante una pandemia.
E così, dicevamo, ad un certo punto la vita si è aperta di nuovo e io ho iniziato a rialzarmi dall'accartocciamento in cui ero piegata. È stato come aprire le ali e sentirle immediatamente riempirsi di vento.
E mentre plano non mi sembra ancora vero. È tutto così bello da togliere il fiato.
E con le mie ossa assottigliate, i muscoli doloranti, i denti consumati, le mie ovaie rimaste addormentate, il mio stomaco che non ha ancora ripreso completamente la capacità di digerire, il mio corpo tutto che è ancora terrorizzato dalla possibilità di una nuova carestia, io torno nel mondo.
E ci torno con la voglia di esserci, di ridere, di amare e di non giudicarmi e giudicare più.
Mi ritrovo ad allargare le braccia e scoprirle piene di amore.
Ritrovo i miei legami, le mie radici ed i rami che si moltiplicano.
Ritrovo queste foto nella mia macchina fotografica che avevo portato a lavoro qualche giorno fa e che uno dei ragazzi, in gran segreto, ha preso in mano per immortalare momenti di vita al "capannone": una quotidianità che una manciata di mesi fa non riuscivo nemmeno più a sognare.
Sono forse immagini banali agli occhi dei più ma per me racchiudono tutta l'immensità della vita che di nuovo batte nella mia pancia.
 
 
 
 

venerdì 13 dicembre 2019

un CORDIALISSIMO VAFFANCULO.


Si.
Ecco.
E' cosi'.
Ci sono ricaduta, per l'ennesima volta.
Quella stronza e' tornata, ma stavolta con un colpo basso: solitamente me ne ammalavo per bisogno di controllo. Ora, dopo essere ingrassata a dismisura per colpa dei farmaci, e' di nuovo qui a ripetermi costantemente che il mio peso non va bene. 
Mi ripete che sono sovrappeso, grassa, orrenda, orribile, schifosa dentro e come riflesso anche fuori.

Beh, io stavolta son partita sin da subito con i vaffanculo.
Ho chiesto aiuto appena ho ammesso a me stessa di non potercela fare da sola.
Ora psicoterapeuta, psichiatra e tra poco il centro dei disturbi alimentari mi aiuteranno tutti insieme.
Abbassero' il mio peso, ma non mi portero' alla morte seguendoti alla ceca. 
"Cara" anoressia, un cordialissimo vaffanculo.





giovedì 9 agosto 2018

BATTITO DI FARFALLA.


Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.


-scritto da Eleonora


“ E’ impossibile, disse l’orologio.
E’ rischioso, disse l’esperienza.
E’inutile, tagliò la ragione.
PROVACI, sussurrò il cuore.”
Pioveva. Avevo su il mio giubbotto preferito, blu come la notte. Faceva un gran freddo, il cielo era grigio. Non sentivo nulla. Correvano pensieri su pensieri fino a riempirmi lo stomaco. Camminavo senza una meta; regole, tempi, ordini. Era tutto nuovo. Gli ultimi abbracci, gli ultimi sguardi con i miei genitori, le ultime parole scritte. Così iniziai il mio percorso, ero solo io quel 28 marzo 2018, dove la primavera tardava ad iniziare. Un luogo dove non mi conosceva nessuno e potevo iniziare da capo. Potevo iniziare da capo anche con me stessa. Portavo sempre con me un quadernino, la penna, le cuffie e il silenzio che mi imprigionava. All’inizio non capii i pianti, delle altre lamentele, i ‘˜mi manchi’ poi mi fu tutto più chiaro. Stare nella stanza senza un filo di luce e una colonna sonora di sofferenza mi intrappolava il cuore, i pensieri si sommergevano l’uno sull’altro. Mi mancava tutto, mi mancavo io. I giorni passavano, i mesi, le ore, sempre un’attesa. Era tutto un’attesa, senza successo. Mi perdevo, e risplendevo, poi caddi. Mi stavo distruggendo, i tagli, i tentativi di scappare con la mente in una persona che ormai non riconoscevo più. I rimproveri, le conseguenze e le soluzioni… era tutto terribilmente difficile. Eleonora come sta? Le notti passate con l’insonnia, l’overdose di farmaci, i sintomi, i numeri che mi stavano uccidendo, regole, punizioni. Tutto in una sola mente. Troppe voci per una sola persona. Giravamo come gli orologi, e vivere così non era un obbligo. Le cartine, le sigarette, ‘vienimi a prendere, in mezzo alla polvere…’ sono una specie di esperimento, la pelle coi graffi. Non capivo come fossi arrivata a quel punto, mi sentivo come una foglia caduta a terra, calpestata da tutti, calpestata da lei. Lei: ve la presento, il mio amore tossico, era come una droga per me. Mi prometteva cose che non si sarebbero mai avverate, mi faceva fare cose che per una ragazza di 18 anni non dovrebbe nemmeno pensarci. Calcoli, le occasioni mancate, le tante bugie, per delle ossa. Per un sorriso che era più denti che altro. Per forme che ormai erano linee. Mi prometteva amore quando in cambio ottennevo solo disperazione. Non c’era nulla per cui ne valesse la pena per lei. Una costante lotta tra il bene e il male, come nelle favole. Mi prese con se e mi fece la sua bambina, che aveva paura di crescere, di affrontare la vita. Mi parlava, mi coccolava. Io mi prendevo cura di lei mentre mi stava annullando piano piano con le sue illusioni. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenermi con sè. Ancora oggi è così che la posso identificare. Un conflitto ad ogni boccone, ad ogni passo in più verso la libertà . Era difficile riuscire ad essere diversi. Le maldicenze, le note su di me, le menzogne. La costante ricerca di questo battito di farfalla, un petalo di margherita che si posa su di me. Tutto in un solo momento, si sconvolse tutto. Le speranze e la chiusura di una porta aperta da troppo tempo. L’odio represso, mai espresso. La paura di me, di lei, della vita che mi aspetterà . Ricominciare davvero da capo, un passo alla volta, delicato e travolgente allo stesso tempo. Per i sogni infranti, per le camminate di troppo, per le lettere non scritte, per la forza di dire No e quella di dire Sì. Perché l’unica certezza è il cambiamento e bisogna passare attraverso il cibo e la sofferenza per quel battito di farfalla. Vietato lamentarsi dopo che il fondo te lo sei creato tu con le tue stesse mani. Non esiste un incantesimo che faccia sparire ogni traccia di lei, non esisterà giorno in cui te ne pentirai del tuo fondo, lo so, perché lo provo anche io. D’altronde come si può lasciare un posto che hai chiamato ‘casa’ per molto? Come si fa a cambiare quando non sei mai stato te stesso? ‘Lei’ queste cose non te le può dare. Non sei tu che stabilisci il tuo carattere, le amicizie, gli interessi, ma la tua cara’ lei’,che non ti darà nulla, se sconforto per ciò che sei diventata : il nulla. Nulla totale, come volevi tu no? Poi piano piano ho compreso che non avrei apprezzato ciò che possiedi fino a quando mi avrebbero tolto tutto. Anche i tuoi genitori. Stare nell’oblio a far la gara a chi mangia di meno… ma che solo grazie a te la situazione potrebbe diventare un sorriso di una persona vera, con dei sentimenti veri, e un cuore vero. Basta a tutta questa follia. Devo ricordarmi il motivo per cui avevo iniziato, ma soprattutto il motivo per cui avevo finito! Sta a me scegliere. So che non lo hai più potuto fare da quando c’è ‘lei’ , ma ora è il tuo momento, di scrivere il finale della tua storia e decidere se possa essere un lieto fine o meno. La strada la conosci se tornare indietro o andare avanti per ciò che sei realmente. Niente e nessuno può impedirti di smettere, ma allo stesso tempo di splendere. Avere autonomia ed essere indipendenti non è semplice, vero?


Quando devi essere forte da sola. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, ma nemmeno impossibile. Bisogna arrivare all’abisso ed essere capaci di uscirne con la propria motivazione. Come ho fatto io. Ero arrivata al punto di dover chiedere aiuto per ogni mio piccolo spostamento, la costante paura di ogni emozione che stavo provando, la rabbia nel piatto, la tristezza negli occhi. Una forchetta e un coltello, ed è lì che ho scoperto quanta determinazione ho da vendere. Una battaglia piena di speranza per il futuro, tante delusioni e vittorie che mi incoronano, perché bisogna ricordarsi che le stelle cadenti splendono anche quando cadono. Ti dirai che non sarai mai abbastanza. Mai abbastanza forte, perfetta, sana per riuscire a sopportare tutto questo. Eppure, ce la farai. Sei un foglio bianco che aspetta di essere travolto dalle parole giuste. Intoccabile, fragile e unico. Non sarai mai come vorrai, ma puoi cercare di essere il meglio di te . Devi imparare ad accettare che tra il bianco e il nero, esiste anche il grigio. Che cos’hai realmente da perdere? L’occasione di stare bene? Prima sii libero e poi chiedi la libertà che ti aspetta. Ad essere felici bisogna avere coraggio. Tu dove sei finita? Dove sei finita tra le mille domande e nessuna risposta che ti si propone ogni giorno? Era veramente questa la vita che ti sognavi da bambina? Dove ti piaceva giocare e divertirti con svariate fantasie che si ha solo nella giovane età? Stare con le amiche e con le persone che ti vogliono bene veramente, che riconoscono quanto sei speciale, per il tuo carattere. Lottare, litigare con ‘lei’, esasperarsi per le tue ossa. Chiedersi se è la giusta risposta la normalità. Quando sei il primo a sapere ogni tipo di risposta, perché solo tu puoi stabilire il tuo bene e nessun altro. È una decisione prioritaria per la sopravvivenza della tua persona. Me lo ricordo ancora il mio primo giorno, ero spaesata non riuscivo a capire come mi sarei dovuta muovere. Gruppi, medici, dietiste, psicologhe, infermieri davano forma alla mia rinascita. Per essere qualcuno, qui e ora, bisogna rinunciare a essere un altro, altrove o in seguito. Ricordati che sei tu il tuo tempo migliore. Sono una margherita, e come tale non faccio invidia a nessuno. Vi voglio però ricordare che le rose sfioriscono subito, io no, io rimango sempre, perfettamente intatta.

“mercoledì 28/03/18 caro diario oggi è stata una giornata molto dura ed è solamente il primo giorno. Le ragazze sono simpatiche, alcune insomma, molto criticone. Qui senza orologio non si sopravvive. È difficile, mi sento molto spaesata. Non so come muovermi. Mi vergogno, ho tanta ansia. Ho fatte 3 visite e mi hanno dato il ‘piano base alimentare’ da completare entro le due settimane e il gruppo nutrizionale ‘A’ è con Annamaria (credo si chiami così). Sono stanca e devo ancora partire, sarà una lunga battaglia contro la parte di me che non voglio più. “

“giovedì 24/04/18 caro diario oggi ho iniziato il nuovo piano alimentare, all’incirca. Proverò tante nuove emozioni… anche se da sola non sono in grado di riconoscerle. Mi hanno fatto le flebo, e sono piena di liquidi…nel pomeriggio ero quasi svenuta. Mi sono fatta del male oggi..soffro molto ed ho paura di dirlo a qualcuno. Lo dico a te diario mio nella speranza che almeno tu mi possa ascoltare. Sono stanca di me stessa. Del chi mangia meno o di più, non ho mai desiderato così tanto la normalità come ora, come ogni mattina quando apro gli occhi.”

“venerdì 25/04/18 caro diario, oggi mi hanno tolto le scarpe. Io iperattiva? Wow. Mi sento persa, che ho io di diverso? Ho una voragine nello stomaco dal nervoso.”

“sabato 05/05/2018 caro diario, oggi mi sono sentita di vivere dentro ad una fotografia, in un’istantanea, un momento di serenità con i miei familiari e i miei amici. Risate, la mente libera da ogni malessere. Mi sono sentita vivere a dentro una foto. Ammirando la spensieratezza del tempo che passa come il tramonto. La felicità oltre l’orizzonte.”

“lunedì 07/05/18 caro diario, affrontare tutto questo senza muoversi è davvero difficile. Mi sento in colpa, mi vergogno. Ho un sacco di pensieri per la testa e non so che fare, come muovermi. Vorrei non essere me. Vorrei che fosse tutto più semplice, tutto più leggero. Ed io mi sento pesante. Mi sento di dar fastidio.”

“mercoledì 09/05/18 caro diario, sono molto agitata per il giro medico,non so cosa possa succedere… ho tanti pensieri per la testa, in ogni dove… il peso… le scarpe… le mie scarpe e il senso di libertà… il 9 è sempre stato il mio numero preferito. È il numero di maglia di papà.”

“sabato 12/05/18 caro diario, non ne posso più di pensare al cibo 24 ore su 24.”

“domenica 13/05/18 caro diario, sta tornando la fissa per i numeri, vedo il mio corpo cambiare sempre di più. Ho tanta rabbia, soprattutto quando mangio. Mi stringo forte lo stomaco. Lei si sta facendo sentire sempre di più. Soffro, sono chiusa in una gabbia dorata, ho bisogno della mia libertà. La voglia di voler ristringere, i rituali, TUTTO. Ho il sorriso azzurro di chi ha sopportato troppo a lungo il nero.”

“mercoledì 16/05/18 PRIMA GIORNATA D’AIUTO caro diario, oggi ho vissuto una delle giornate
d’aiuto e sono mentalmente distrutta vorrei piangere. Mi sento in prigione e sempre controllata per ogni cosa che devo fare. Mi sto chiedendo perché me. Perché proprio io, che ho di strano? Io non mi sento così grave da essere sorvegliata pure quando vado in bagno è tosta, sono k.o. psicologicamente. ”

“SECONDA GIORNATA D’AIUTO
Caro diario, oggi ho iniziato la giornata con la comunicazione del peso. Mi sono sentita a disagio crescere così tanto dall’oggi al domani. Non è facile da digerire. Vorrei che fosse stato più lento l’incremento di queste giornate sono proprio ‘full’ di testa.
TERZA GIORNATA D’AIUTO Caro diario, oggi mi faccio schifo. Di nuovo.”

“ domenica 20/05/18 caro diario, primo spuntino fuori, siamo andati a Verona a toccare la normalità è stato bellissimo. Dal punto di vista alimentare nonostante tutte le voci e i sensi di colpa sono andata a gusto. Chiedo se davvero ho bisogno di tutto questo incremento. A volte mi chiedo perché sono qui. Mi sento sempre in competizione con le altre. Come se non facessi mai abbastanza. Non riesco più a mettere il paraocchi, soprattutto a tavola. Devo fare sempre tutto io? Mi sento persa. Provo un forte senso di smarrimento che non mi vuole abbandonare. Aiuto. Io mi sento in colpa a fare la cosa giusta.”

“martedì 12/06/18 caro diario, oggi al gruppo di psicoterapia ho sentito di dover cambiare la mia vita. Ho troppe emozioni da esprimere e non so nemmeno come si possa fare. È difficile accettare il cambiamento e volerlo fare. “

“lunedì 25/06/18 caro diario, oggi ho eliminato l’app dei contapassi e penso di aver trovato la luce dopo tanto tempo di sofferenza e dolore mentale. Basta numeri, viva Eleonora!”

“E l'occhio ride ma ti piange il cuore,sei così bella ma vorresti morire.”

 “Ma cosa sono diventata?”

“E i sensi di colpa? I sensi di colpa dopo aver mangiato dove li mettiamo?”

“quante calorie ha la felicità?”

Ogni cosa ha una sua struttura, come il giudizio degli altri che crea dipendenza e una serie di confronti. Bisogna riconoscere che è normale non piacere a tutti. Nonostante ci sia la paura di essere abbandonati o rifiutati; perché il senso di identità si costruisce con il confronto con gli altri. Bisogna essere egosintonici, trovare il giusto confine, desiderare di stare bene e fare le cose per sé stessi. che cosa predispone un dca? -familiarità -società -carattere -dieta -trauma -influenza abilità -richiesta d’attenzione -confronto -sport -bullismo -adolescenza -genetica
Una semplice ‘somma’ : IO+DIFFICOLTA’+FATTORI ESTERNI
Comporta una distorsione cognitiva della realtà ovvero: quello che percepisco, la realtà soggettiva e la diversità …cioè che nonostante la realtà sia uguale per tutti la viviamo in un modo diverso.




domenica 11 marzo 2018

DCA, una MALATTIA.


Quanto spesso ci sentiamo dire "Ma dai, basta che ti sforzi, che mangi, basta che ti metti a fare qualcosa, guarda ci sono arrivato pure io; io lo so che sei intelligentte...se proprio vuoi rilassarti magari fumati una canna."

Cosa sono i disturbi alimentari?
Cosa sono i disturbi di personalità?
Cosa sono i disturbi post traumatici?

Se ve ne siete anche fregati di documentarvene non avete diritto di parola.
Potete solo starvene ZITTI.
Tutto ciò, compreso di depressione è stato inserito da anni ed anni nelle MALATTIE.

Ora, andate da una persona che ha un'altra malattia, come una bronchite "Ma dai, basta che ti sforzi, che mangi, basta che ti metti a fare qualcosa, guarda ci sono arrivato pure io; io lo so che sei intelligentte...se proprio vuoi rilassarti magari fumati una canna."
MAGIA. PER ME GUARISCE.
Dite che funziona con un cardiopatico? Dai, smettiamo di sparare caz*ate.

E ricordiamoci che ognuno può avere cose che si tiene per se.
Benvengano i consigli ma non da chi crede di sapere tutto...
Perchè ciò che dite può causare conseguenze.
Dalla più lieve come "scusatemi devo andare in bagno e si piange fino quasi a vomitare" alle più gravi che rientrano nelle MALATTIE.



sabato 3 ottobre 2015

PERFEZIONE di CRISTALLO. Sfida alla morte per vincere la vita.

Una persona di mia conoscenza ha oggi postato questo video del CedaP, che mi ha colpita a tal livello da non poterlo non condividere con voi.
Parla di tutte noi credo.
Soprattutto, è come se parlasse di me.

" Reperire un'identità; Perfezione, di cristallo.
Mi fermai.
Scomparire.

L'anoressia ti salva dalla vita. Ti anestetizza lentamente. "

" Dal silenzio passai alle urla.
Non ero matta. Ero terrorizzata. " 

" Hai bisogno di sapere che esiste la possibilità di essere altro da quello che eri stata;
Hai bisogno di sapere che il tuo puzzle si può ricomporre in una composizione migliore. "

" LA SFIDA ALLA MORTE PER VINCERE LA VITA. "



 




martedì 9 giugno 2015

La più grande vittoria: VIVERE.

Kris, chi segue questo blog conosce il suo percorso.
Con infinite paure ma immenso coraggio ha affrontato se stessa, ha affrontato il ricovero in un cdca.
Ed ora eccola qui, stupendamente consapevole e ancora più forte!
Cara Kris, sei un grande esempio per tutti noi.

Ecco le sue parole:
' E ho capito molte cose....
Ho capito e imparato a lasciarmi MOLTE cose alle spalle e "farmele scivolare addosso", che il tempo sistema tutto, anche le cose che pensavi non passasero più.
Ho capito che il silenzio aiuta molto a riflettere e la riflessione, molte volte, porta a dei punti "favorevoli".
Ho capito che piangere non è sinonimo di debolezza ma di "anch'io ho un cuore e anch'io soffro".
Ho capito che 1 mese-due o tre non è niente confronto ad una vita o ad un affetto.
Ho capito che chi vuole esserci c'è, sempre, anche con mille difficoltà di mezzo, che l'amico vero è quello che ti rimane accanto anche quando sei nel pieno dello schifo.
Ho capito che ultimamente le persone hanno avuto MOLTA pazienza con me e che ero letteralmente intrattabile, che SE VUOI BENE AD UNA PERSONA LA DEVI LASCIARE LIBERA, che più "stringi" più questa prende le distanze, che se vuole farti del male lo fa in ogni caso.
Ho capito e imparato di chi e cosa fidarmi, che non tutti sono infami, che alcuni ci tengono davvero.
Ho capito che non ha senso essere LA PIÙ importante, ma che basta semplicemente esserlo ...che chi vuole ha la possibilità di darti il mondo invece chi non te lo da significa che non ti merita o, semplicemente, tu meriti di più.
Ho capito e imparato a dire "stop. Ora penso a me", che NESSUNO È PIÙ IMPORTANTE DI ME.
Ho capito che l'età non conta un cazzo, che quando una persona ti entra dentro non c'è limite di niente ....ti arriva, ti smonta, TI CAMBIA, ti rimbambisce e tu non puoi farci ASSOLUTAMENTE nulla.
HO CAPITO CHE IL CIBO NON PUÒ ESSERE MIO NEMICO, CHE UNO STOMACO "PIENO", anche nel riflesso dello specchio, È LA COSA PIÙ NORMALE DEL MONDO, che se "usato" bene (il cibo) non può ucciderti ....e NON DEVI LASCIARTI UCCIDERE.
Ho capito che non bisogna dipendere da nessuno, che se no è la fine, che va bene tenerci ma fino a pagina 9.
Ho capito che è l'imperfezione a rendere SPECIALE una cosa. E io, come molte persone che conosco, non siamo perfette, che la perfezione porta solo in un buco nero irraggiungibile, banale e inutile.
Ho capito che l'aspetto fisico conta davvero poco, per lo stesso motivo che ho spiegato prima: perchè quando una persona ti 'colpisce' -in senso buono- dentro, puoi solo lasciarti andare e provare. provare. provare. Spaccarti le ossa, lottare, cadere, RIPROVARCI, ma senza mai mollare. Lottare fino all'ultimo, LOTTARE SEMPRE PER CIÒ CHE SI VUOLE; che tanto PRIMA o POI le soddisfazioni arrivano.
Ma soprattutto, ma più di tutto in assoluto, ho capito che anch'io valgo qualcosa.... e che anche per me, "vale la pena"!!!! '

Eh sì, chi pronunciò queste parole aveva ragione: "Una vita è come una città, per conoscerla ci si deve perdere." 


giovedì 7 maggio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - "Il drago va AFFRONTATO, non aggirato."

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.



-inviato da Gabriella


Provo a raccontarvi la mia storia sperando possa dare fiducia a chi DAVVERO vuole uscire dalla malattia. Leggo troppi post di persone che si dicono stanche distrutte affrante disperate…ma poi quando si parla di ricovero o anche di supporto psicologico o psichiatrico trovano mille motivi (scuse?) per non andare….
Mi sono ammalata durante la mia prima vacanza da sola, a 16 anni. Mi trovai male ma non chiesi aiuto a nessuno, mentendo anche a colei di cui più avrei dovuto fidarmi, la dispensatrice di cibo: mia mamma. E investii ogni energia in una dieta che mi facesse sentire meno brutta.
Tornai a casa ed ero anoressica.
I miei genitori se ne accorsero immediatamente e immediatamente, ad estate finita, cominciò il giro dei dottori, in un periodo in cui il disturbo alimentare era ancora un perfetto sconosciuto, studiato solo negli Stati Uniti. Psicologi, endocrinologi, psichiatri: dalla terapia della famiglia al rebirthing, e almeno dieci anni di psicacanalisi freudiana durante i quali imparai molto su me stessa, ritrovai pezzi di passato rimosso o sul quale avevo mentito a me stessa, ammisi episodi che ritenevo inconfessabili…
Negli anni passai alla bulimia, imparando a vomitare e come farlo da un libro.
Furono 15 anni di ricoveri, analisi, sintomi. E a margine una specie di vita: il po’ di lavoro e famiglia che riuscivo a gestire, amori chiaramente scelti perché mi facessero altro male. Spesi milioni delle allora lire (15 per essere precisi, una liquidazione di un lavoro precedente) in 6 mesi per mangiare. … finchè mi chiamarono per l’ennesimo ricovero.
Avevo da poco concluso un day hospital al San Raffaele di Milano, dove papale papale avevano detto ai miei che ero cronica. Il Dottor Dalle Grave dell’AIDAP – responsabile della struttura Villa Garda – mi aveva detto che ero grave ma io non mi sentivo per niente grave. Vomitavo anche 10 volte al giorno, pesavo 40 kg… ma tutto era sotto controllo.
Dicembre 2002 entro a Villa Garda
Sei mesi dopo: esco da Villa Garda
È maggio mi pare, o giugno. Sul lago c’è un clima meraviglioso, appena usciti con i miei facciamo una passeggiata tra i banchetti del mercatino. Ho una paura grigia… ma un miracolo è già avvenuto: il dottore che mi seguiva ha fatto di mia madre, colei che mi aveva detestata per averla messa in discussione come madre perfetta, colei che mi aveva – esasperata dai miei isterismi – buttata fuori di casa, la mia alleata nella terapia: se avessi avuto bisogno di attuare un sintomo, avrei chiesto aiuto a lei. Un’alleanza che ha ricostruito il nostro rapporto: paradossalmente nel momento in cui ero CHIARAMENTE e DICHIARATAMENTE malata, mia mamma ricominciò a stimarmi e a trattarmi da pari a pari.
Due donne forti che finalmente erano alleate e non nemiche… a volte basta così poco… ma sono percorsi che possono essere fatti solo sotto la guida di figure esterne e professionali.
Il miracolo successivo è stata la RINASCITA. Con il supporto – inizialmente importante – di psicoterapeuta e nutrizionista, non ho mai più avuto sintomi.
Ora, a distanza di 10 anni da quel miracoloso ricovero, sto cominciando a raccogliere i frutti del lavoro: a 45 anni mi sento bella, mi prendo (in modo sano, non fanatico) cura di me, ho imparato che comprare i vestiti adatti al mio corpo non è umiliante, ho gestito da capofamiglia due funerali, ho due lavori, ho imparato a non soffrire per amore. Ho imparato – se non a dire di no – a capire quando una cosa non voglio farla, e spesso dico di no perché sono gli obblighi, i doveri, la sensazione di gabbia a farmi regredire. Ho imparato che se una cosa non mi torna – se litigo, se non mi trovo bene con una persona, se qualcosa non mi viene perfettamente – non è necessariamente colpa mia ma potrei avere motivi validi almeno quanto quelli dell’altro. Ho imparato – quello credo di sì – a tutelarmi, sia pure in extremis, per non dimenticarmi mai completamente di me stessa.
Perché sto troppo bene ora, e la sola idea di tornare a quella malattia mi terrorizza: tempo e soldi, soldi e tempo. Tanto tempo in più, tutto il tempo che prima dedicavo al cibo ora è per me.
Certo, il rapporto con il cibo non è neutro, continuo – ma forse è il mio carattere sul serio – a non amare particolarmente la vita sociale, la compagnia delle persone. Ma dopo 15 anni di malattia, a 45 anni… di più non posso davvero desiderare!!!!
Del ricovero non racconto nulla tranne che è stata durissima. Ho guardato in faccia il cibo, ho visto svanire quello che fino ad allora era il senso della mia vita, strappato via con la forza. Ma il drago va affrontato non aggirato. Avere paura, disperazione, odio, schifo, terrore, solitudine ma riuscire a vincere. Perché non si è soli, ma si è circondati da persone competenti – affettive comprensive sì ma il giusto, non sono lì per darci ragione nei nostri sintomi e pensieri – pronte, come i bambini che imparano ad andare in bicicletta senza rotelle, a evitare che cadiamo mentre NOI pedaliamo.
Questo è stato per me quel ricovero.


 

sabato 4 aprile 2015

MELA AMARA, ideali trasformati in progetti.

" Disprezzo profondamente chi simula i buoni sentimenti e intenzioni, i menzogneri, chi non si pone o chi lo fa male. L’accidia. Chi specula, gli arrivisti e i perbenisti. Aberro chi usa la fragilità degli altri per ottenere il proprio utile, chi sfrutta un malato e la sua malattia. Chi strumentalizza un dolore. I menestrelli e i teatranti. Le maschere. Schifo la falsa diplomazia e la vanità. La guerra. Le minacce vestite a festa, i comportamenti subdoli e i coni d’ombra. Detesto la cattiva politica e la cattiva medicina.
Stimo profondamente chi ha il coraggio della lealtà e della sincerità, chi si pone bene o chi quando pensa di farlo male decide di non farlo. Chi non specula, chi fa della fragilità di un cuore il punto di forza della persona medesima, chi rispetta il malato e la sua malattia, gli strumenti di un menestrello, il copione di un attore. Ammiro chi usa il bene per fare meglio e la giusta umiltà di chi sa che anche da un perdente ha molto da imparare. Dante Alighieri e Pier Paolo Pasolini, Oriana Fallaci e la Bibbia. Amo chi ha sete di verità e di luce, chi sorride e chi piange, chi s’incazza per un ideale e per un sogno, il mio libro e quello di un altro scrittore, il fine alto di un progetto e le buone pratiche, la pace, la giustizia, la buona politica e la buona medicina. "

Così si è espressa Ursula Vaniglia Orelli, autrice di MELA AMARA.
Molto di più di un romanzo, molto più di esperienza, molto più di ideali: la concretezza di un fantastico progetto.
"Ecco il romanzo-verita' di Ursula Vaniglia Orelli indagare negli abissi più cupi del vuoto, raccontare disagi e follie di un'autopunizione travestita da narcisismo, nevrosi, paura. Un viaggio struggente tra turbamenti, violenze, psicofarmaci, spettri, segreti e tradimenti. Dalla Roma decadente della tarda Prima Repubblica all'Angola dilaniata da guerre civili e diamanti insanguinati. Dagli eccessi della Milano da bere alla morigerata vita da reparto in ospedale. Amore deviato intrecciato alla cronistoria di una terapia salvifica. "Senza appetito" è il significato letterale del disturbo esistenziale, sociale e alimentare detto anoressia. Astinenza volontaria da cibo, calorie, sentimenti, ricordi, coscienza... È forse il nulla il fine ultimo di tale ascesi fisica e morale? Peccato e redenzione, hybris e catarsi, nel seme di un frutto rosso come la passione dal sapore amaro come fiele." 
A tutto ciò, ecco l'aggiungersi di un'intento ammirevole, per cui Ursula sta combattendo ed ha ormai praticamente realizzato il proprio obiettivo: parte dei guadagni della vendita del suo romanzo saranno utilizzati per il sostentamento di una struttura nel Lazio, una casa di cura per chiunque soffra di distirbi alimentari, dall'anoressia all'obesità. Si tratterà di una struttura da cui tutte le persone bisognose di aiuto, di cura, di sostegno a causa dei dca potranno ricevere tutto ciò gratuitamente!

Ursula, persona solidale, di gran cuore e portatrice di grandi ideali che sa trasformare in progetti concreti.
Ammirazione infinita verso di lei.
Una donna, una guerriera, una vincitrice, un mito.




lunedì 23 febbraio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - 'Conosci il tuo nemico'

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.

-inviato da Katiuscia 

Voglio parlare a voi come se foste mie sorelle.. in fondo lo siete: siamo legate da qualcosa che nella vita non dimenticheremo mai.
Ho sofferto di disturbi alimentari per 20 anni.
Un calvario lunghissimo.. faticoso.. atroce..dovuto al rapporto con mia madre, che non faceva che dirmi che non valevo nulla, che ero incapace qualsiasi cosa facessi: per lei non nulla bastava mai.
Ho cercato per una vita la sua approvazione..in modo malato..
Ricordo ancora quante volte mangiavo di nascosto.. piegata sul bagno a mangiare mischiando riso con la nutella con le mani.. con la bava alla bocca; gli occhi sbarrati.. con i dolori di stomaco ..atroci crampi.
Per anni ho vomitato credendo mi aiutasse a dimagrire; ho preso farmaci per espellere che invece di aiutarmi rallentavano sempre di più il mio metabolismo; ho fatto milioni di diete; 2 ricoveri importanti.
Mi sono scontrata con il mondo intero, ho perso tante persone.. un pò per la loro superficialità un po' per colpa mia..tante volte ero stanca e ho mollato.. sono caduta.
Mi sentivo sola non capita.. per anni mi sono autodistrutta credendo che non avrei potuto uscirne, che un bel giorno mi sarei svegliata e sarebbe tutto sparito.
Beh, non vi mentirò ragazze..non è cosi.
Sono arrivata ad un punto dove ho capito che da sola non ne sarei uscita: ho iniziato ha guardare su internet, comprare libri.. ho capito che per vincerla dovevo conoscerla: CONOSCI IL TUO NEMICO.
Sono arrivata a 126 chili ma ho sempre fatto un errore: pensare che dimagrire significasse guarire.
Grazie all'informazione e alla terapia con persone giuste ho invece capito che se non avessi curato la mia anima e me stessa non avrei vinto.
Per colpa del vomito ho perso i denti davanti e ho danneggiato molto le mie gengive, danni purtroppo irreversibili.
Ho capito che guarire dovevo volerlo davvero.
Oggi sto lottando per fare un intervento di bypass; in questi anni ho fatto molta terapia, sono diventata più forte.
Oggi riesco a dire no alle abbuffate avendo imparato alcuni trucchi.. rafforzando così me stessa.
E' un viaggio lungo e faticoso, tanto che a volte sembra interminabile.
Ma ho lottato tanto per me e la mia vita: questa sono io.. una persona che oggi, anche se imperfetta fisicamente, ha ritrovato se stessa.
Oggi posso dirmi MI sei mancata, sei stata brava, sei quasi alla meta. Oggi non mi serve che me lo dicano mia madre o altri.. perchè quello che penso io di me stessa vale molto di più.
La malattia vi fa avere paura, vi chiude.
Vi chiude in gabbia, ma vi assicuro che quella gabbia che sembra cosi alta e forte è piu' debole di quanto voi crediate...

sabato 7 febbraio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - 'Non esiste inverno peggiore di quello che abbiamo dentro di noi'

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.

-inviato da Kris  

Che poi io ci provo anche ad aiutarmi, a tentare di uscire da questo schifo, ma non ce la faccio... e tutte balle chi dice che da sola/o ce la può fare. !!
Stamattina, a differenza di ieri-l'altro ieri e mesi fa, ho voluto provare a darmi una mossa.
Come? Obbligata per obbligata, ho provato (visti anche i dolori) a mangiare normalmente (mi fa male lo stomaco --> mangio --> non posso star male).
Ho fatto una buona colazione (questa mi salva sempre, se non arrivo all'abbuffata solitamente tengo dentro tutto.... "tanto la smaltisci durante il giorno, ti serve per avere un po' di forza" ...dopo 3939493928 volte che mi è stato detto l'ho capito.), ho mangiato uno yoghurt magro (ma non importa, la quantità era comunque buona) con Tre -tre!!- biscotti "normali" -tra virgolette perchè sono quelli che solitamente una persona "normale" mangia senza tanti problemi-. Tenuto tutto dentro senza tante storie. "Poi non mangerò", pensavo....
Stavo davvero per saltare il pranzo, ma poi ho ripensato al fatto che tra qualche giorno non potrò far nulla di tutto ciò che mi passa per la testa quindi me lo sono preparata: primo, secondo, contorno.
Anzi, secondo-contorno-primo.
Con il primo (riso solamente bollito senza l'olio -buono una cifra, nb-, visto che lo considerano "magro" rispetto alla pasta) sono mezza crollata.
No scherzo, sono crollata di brutto.
Me ne sono fregata del mal di stomaco, delle conseguenze del mio corpo.... TUTTO QUEL CIBO NON POTEVA RESTARE DENTRO DI ME. Non poteva. !!!
Mi vedevo già la bilancia sui 60, 63, 65 ... circa 10 kg in più rispetto adesso. Non potevo....
Domani ci riproverò. Voglio che qualcuno, una volta finito di mangiare, mi chiuda il bagno. Si, proprio come se fossi già ricoverata. Vorrei provare a non vedere-sentire nessuno per giorni e vedere come me la passo... poi però, prima dell'11, dopo aver fatto questo "esperimento", vorrei abbracciare tutti-tutti sottolineando il fatto che non li dimenticherò mai. Nemmeno quando starò male, quando vorrò scappare e piangere per il troppo cibo e le troppe regole.
Prima dell'11 vorrei abbracciare tutti-tutti sottolineando il fatto che non li dimenticherò mai perchè loro, anche se i mesi ci separeranno, sono la mia forza.
E quando starò male, quando vorrò scappare e piangere per il troppo cibo e le troppe regole, loro saranno le uniche persone che vorrò sempre vedere....

Non esiste inverno peggiore di quello che abbiamo dentro di noi, ecco tutto.


domenica 1 febbraio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi.

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.

-inviato da Kris  

Il verme nero oggi consiglia questo, con tutta la sua cattiveria (e ne ha) mi bisbiglia queste esatte parole: "ma pensa a come farai poi a riempire quel vuoto che senti ora dentro di te. Sarà una condanna lo sai? Non potrai più riempirlo. Quando ti sentirai vuota non potrai far niente se non disperarti cercando di mangiare e trattenere. Il gioco di vomitare finirà, lo sai? Ma io continuerò ad esistere lo stesso. Io farò in modo che da te, il tuo vuoto, non se ne andrà."

L'unica cosa che mi suggerisce la mia testa invece è questa: "si, hai ragione, non potrò più riempirlo e forse per questo starò da schifo... ma guardami, GUARDAMI INFAME (!!!), la smetterò di ROVINARMI. E anche se vorrò vomitare, FINALMENTE NON POTRÒ PIÙ FARLO!!!! ED È QUESTO CHE VOGLIO: STAR BENE E NON VOMITARE PIÙ!."

°                    °                    °                    °                    °                    °                    °                    °                  ° 

Ci sono quei momenti, quelle giornate, quei periodi... in cui l'unica cosa corretta da fare sembra arrendersi; lasciarsi trascinare dal vortice della malattia che ci avvolge.
“Noi corriamo spensierati verso il precipizio dopo esserci messi dinanzi agli occhi qualcosa che ci impedisca di vederlo", diceva qualcuno.
Kris, ti ammiro. 
Riporto le tue parole: FINALMENTE NON POTRÒ PIÙ FARLO!!!! ED È QUESTO CHE VOGLIO: STAR BENE E NON VOMITARE PIÙ!
Hai dentro te una forza strepitosa, forza che nei lassi di tempo sopracitati dobbiamo riuscire a ricordarci (ma soprattutto permetterci) di avere.
Chiunque affetto da un dca o simile, provi a cercare quella forza; a fare emergere la mano dal vortice, a lasciarsi risollevare.
Ce la farai.
Ce la faremo.

-Darkness-
 

mercoledì 28 gennaio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita. 
-inviato da Kris  

Quando uno zaino rappresenta tutto.
Stai guardando la televisione quando, improvvisamente, lo schermo del tuo cellulare inizia ad illuminarsi: un numero di casa.
Pensi chi possa essere, magari qualcuno che ha sbagliato numero, lasci che la chiamata continui a dare libero; però poi, poco dopo, vista l'insistenza, rispondi.... "Buongiorno, sono la dottoressa del centro disturbi alimentari", sorridendo ricambi il saluto. Ti chiede diverse cose riguardo alle analisi e arriva subito al punto debole: il ricovero.
Azzardi a chiederle se ha già deciso quale proporti e la risposta, come sempre, è secca.
Silenzio.
Paura.
Ansia.
Rabbia.
Senti lei dall'altra parte della linea che sospira e ti incoraggia dicendoti che vi vedrete fra pochi giorni; ti sforzi di ridere e la ringrazi.
Fine della telefonata, meno di cinque minuti.
Butti il telefono sul mobile, appoggi la testa al muro, le mani sopra la faccia ed inizi a piangere come un bambino che ha appena fatto volare il suo palloncino preferito appena comprato in aria verso il cielo, le nuvole, un infinito irraggiungibile.....
Hai paura. "Perchè a me?"
Piangi, continui a piangere, ti senti quasi soffocare... hai paura che i vicini sentano il tuo lamento, cerchi di calmarti. Ti calmi, ricominci... ti calmi, ricominci. Ti calmi, ricominci.... e nel frattempo -nonostante le lacrime- decidi di fare due diverse telefonate dove la prima, va a vuoto.
Chiami la mamma della tua migliore amica, dove inizialmente (per i primi dieci secondi) va tutto bene; poi riscoppi in lacrime incapace di parlare.
Concludi quella chiamata e decidi di mandare i messaggi.
Ti senti una stupida. Una stupida totale.
Senti il tuo verme proprio dentro di te, impossessato.... "Cosa stai facendo, stupida? Stai piangendo. Renditene conto: Piangi e sei da sola, ti pare normale?" .... ti chiudi in bagno, sola.
Vivi una scena immaginata mille e mille volte ancora: inginocchiata, disperata in lacrime, cerchi in tutti i modi di non sentire lo schifo dentro di te... e si, per la seconda volta nel giro di un'ora, te lo provochi.
Stai male, da schifo, come non mai ...ne sono certa. Smetti di piangere (non saprei dire se stessi meglio, ora non ricordo) e decidi di metterti sul letto di tuo fratello (come se lui fosse con me, come se il suo letto potesse darmi il suo affetto....) con il tuo peluche enorme addosso con la speranza di addormentarti e, magari, non svegliarti più....

Il viaggio inizia. Zainetto in spalle e via... cominciamo un po' a riempirlo.
Lo riempirò talmente tanto che un giorno lo dovrò posare a terra per il troppo peso; e in quel giorno, il quel preciso istante, il verme nero morirà.
Si, il mio zaino rappresenta il mio verme nero: sempre vuoto, scuro, con delle scritte inutili; infatti, non per niente, è sempre con me.... ma arriverà il giorno in cui ci staccheremo. Arriverà, lo giuro.