lunedì 19 ottobre 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - Vorrei che CAPISSERO.

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.



-scritto da Jess 
(la chiamerò anonimamente così)


Allora.
Provi così tanta rabbia.
Oggi mentre ero uscita ho sentito un commento del tipo:" Ma mangi? Come fai a stare in piedi?"
Ma non è questo quello che mi ha fatto rabbia: sono state le risate che hanno accompagnato le domande.
Vorrei che la gente sapesse cosa vuol dire avere un disturbo alimentare.
Perché se ne parla così poco, cazzo?
Perché alcune persone pensano che gli anoressici sono magri e i bulimici grassi?
Solo a pensarci mi viene il nervoso.
Vorrei che capissero che non è solo il peso a determinare la gravità della situazione, vorrei capissero che tutto dipende dal cervello;  vorrei che capissero che noi non ce la stiamo spassando: non è una semplice dieta veloce che sta andando a buon fine.
No.
E' una tortura
E' andare avanti e non riuscire a fermarsi, anche sapendo che ti fai solo del male.
All'inizio sembra la soluzione a tutti i tuoi problemi; poi, con il passare del tempo... ti accorgi che è il tuo problema.



sabato 3 ottobre 2015

PERFEZIONE di CRISTALLO. Sfida alla morte per vincere la vita.

Una persona di mia conoscenza ha oggi postato questo video del CedaP, che mi ha colpita a tal livello da non poterlo non condividere con voi.
Parla di tutte noi credo.
Soprattutto, è come se parlasse di me.

" Reperire un'identità; Perfezione, di cristallo.
Mi fermai.
Scomparire.

L'anoressia ti salva dalla vita. Ti anestetizza lentamente. "

" Dal silenzio passai alle urla.
Non ero matta. Ero terrorizzata. " 

" Hai bisogno di sapere che esiste la possibilità di essere altro da quello che eri stata;
Hai bisogno di sapere che il tuo puzzle si può ricomporre in una composizione migliore. "

" LA SFIDA ALLA MORTE PER VINCERE LA VITA. "



 




mercoledì 23 settembre 2015

La chiave del BLOCCO.

Il nulla.
Il troppo.
Il non sapere.
Essere fin troppo consapevoli di quanto ci stia succedendo.
Non avere la più pallida idea del perchè.
E ti ritrovi qui, ferma, immobile dall'esterno.
E ti ritrovi non sai nemmeno tu dove, perchè fatichi ad avvertire la tua presenza. Il vuoto cerca il predominio all'interno di te.
Ogni giorno una lotta, piccole vittorie ed immense delusioni.
Stanchezza infinita, fisica solamente in secondo piano.
Il tutto sfocia in un aumento dei pensieri e dei sintomi del dca. Quello schifo di dca che non ti si vuole scrollare mai del tutto di dosso.
MA NON MI FERMA. Per ogni problema, la ricerca della soluzione.
Non mi lascio sopraffare da quello schifo.
Io sarò anche stanca, sfinita, ma non mi voglio arrendere.
Come farò non lo so.
Ma so da dove partire. Per ogni problema, la ricerca della soluzione.




martedì 8 settembre 2015

TROPPO. EmoziONI.

Tristezza.
Mancanza.
Euforia.
Delusione.
Amore.
Rabbia.
Emozioni.

Anzi, emoziONI.
Già, perchè tutto ciò viene da noi percepito come un qualcosa di immenso, irrefrenabile, ingestibile, impossibile, incontrollabile.
Il controllo. Il controllo tanto ambito da chi è assoggettato da un dca.
Nelle giuste dosi, quanto servirebbe un po' di controllo su noi stessi, sulle nostre emozioni.
Evitare di sentirsi male, male, male. L'angoscia che ti pervade e l'ansia che ti assale; esplodi in un attacco di panico o isoli il tutto con un falsissimo sorriso, per poi arrivare in un luogo nel quale poterti nascondere e, nel migliore dei casi, esplodere in un pianto senza fine.
Pianto di rabbia, di nervoso, di disperazione, di stanchezza, di sfinitezza.
Succubi di ciò che si prova, o che non si riesce a provare. Un rapporto di un qualsivoglia genere si spoglia così di tutta la stabilità sulla quale dovrebbe essere basato.
Troppa DISTANZA -> <- Troppa VICINANZA
Insomma, la distruzione per chi lo vive.
Sensi di colpa nel primo caso; doppi sensi di colpa nel secondo.
Sentirsi incapaci. Troppo appiccicosi. Troppo insensibili. Troppo bisognosi di affetto. Troppo deboli.
Soffrire.
E ci si ritrova sempre qui, sempre a pensare che forse da soli staremmo meglio.
Ma noi già ci abbiamo provato, sappiamo già cosa succede: stando da soli il vuoto si impossessa di noi esponenzialmente.

E allora che fare?
L'ennesima battaglia da combattere ogni giorno.
Si combatte, si combatte e si combatte ancora.
E si cerca di migliorarsi.








mercoledì 12 agosto 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - VIVI, respira.

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.



-inviato da Elisa


Allora.
Ci sono: l'ansia, il panico, la paura.
Ognuno di questi in ordine porta a quello che segue in successione.
Ognuno di questi non mi fa vivere LA giornata.
Ognuno di questi non mi fa vivere LE giornate.
Passano, lentamente.
Perdo TEMPO,
perdo IL TEMPO,
perdo IL MIO TEMPO.
Non voglio.
Per questo devo lottare, non fermarmi mai, né oggi né domani.
Solo e unicamente per me.
Non cadere Eli,
non fermarti.
Non piegarti di fronte a quel vuoto che senti sulla bocca dello stomaco,
non piegarti di fronte a quel fetore di morte.
TU ce la puoi fare, ce la devi fare.
Perché c'è un domani bellissimo che ti sta attendendo.
Perché c'è un presente meraviglioso che rischi di farti sfuggire.
Perché bisogna sorridere, in faccia a tutto e a tutti.
Non ha senso sorridere solo quando c'è il sole,
devi ora e subito imparare a sorridere quando la tempesta ti picchia forte in testa.
Sorridi, oggi, ora, sempre.
Vivi,
respira.





venerdì 17 luglio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - GHIACCIO ma INFERNO.

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.



-inviato da Giuliana


Lastra di ghiaccio, erano emozioni troppo fragili per sopravvivere. L'inferno te le cambia.. ti bruci con il fuoco e dopo non sei più la stessa, la tua pelle di anima sì frammenta in mille pezzi e al suo posto lascia ciccatrici che deformano il viso. Fidarsi... perché mai rifidarsi dopo che ti hanno strappato l'anima?? Cos'altro hai da donare??
È un tunnel lungo chilometri dove la luce non passa! Non passa più il riflesso di quella che eri, rimane solo un aridità che ti scompiglia ogni giorno ogni singola relazione, il tuo interno, la pace con te stessa. Io non sono più la stessa e non sò se mai più lo sarò. Questa certezza è quella che fa più paura.


sabato 20 giugno 2015

PAURA. Ma un bel calcio nel sedere?

Paura. Rivincita.
Paura. Vittoria.
Paura. Fierezza.
Ce la sto facendo! No, sto sbagliando tutto.
Sto riacquistando ciò che avevo perso. Devo assolutamente tornare indietro, non posso perdere il controllo in questo modo.
Sto tornando alla vita. Aiuto, e poi? Cosa ne sarà di me? Non ce la posso fare... La sicurezza, ho bisogno di sicurezza.
Paura.

Ogni conquista, ogni passo avanti, ogni riappropriazione di una parte di noi stessi viene immediatamente contrastata dalla malattia.
Ma, riflettiamo un attimo, cosa dà forza alla malattia? LA PAURA.
Siamo così spaventati dai cambiamenti, dall'allontanamento da quel limbo che ci permette di non compiere scelte, di non correre rischi, di non rimanere delusi.

Ora però diamo un bel calcio nel sedere a quell'odioso dca che ci si piazza davanti impedendoci di vedere oltre.
Quel limbo ci permette di non compiere scelte ~ Quel limbo ci impedisce di compiere scelte. Ci immobilizza. Ci rende schiavi di un pensiero ossessivamente e solo apparentemente sicuro.
Quel limbo ci permette di non correre rischi ~ Quel limbo ci impedisce di metterci in gioco. Ci immobilizza. Ci rende schiavi di un pensiero ossessivamente e solo apparentemente sicuro.
Quel limbo ci permette di non rimanere delusi ~ Quel limbo ci impedisce di incorrere in emozioni, oltre che in delusioni, certamente: noi stessi ci sentiamo delusioni, rimanendo in quel limbo.

Non compiere scelte.
Non metterti in gioco.
Non rischiare di incorrere in delusioni.
Agisci d'anticipo! Annullati! 

Tu? Ma se non esisti nemmeno!
Ma no, rimani qui con me, io sono tua amica. Siamo così affiatati ormai, siamo una cosa sola!

Ecco la voce della malattia. Ecco la voce di ciò che ci rende schiavi di un pensiero ossessivamente e solo apparentemente sicuro.Ecco la voce della paura.
Chi prova paura? Noi. In questo modo, chi dà forza alla malattia? Noi.
Dobbiamo arginare la paura. Dobbiamo provarci. Dobbiamo darle quel calcio nel sedere. Liberarcene.
Liberarcene per poter respirare. Senza respirare non si vive.
Non diamogliela vinta.

martedì 9 giugno 2015

La più grande vittoria: VIVERE.

Kris, chi segue questo blog conosce il suo percorso.
Con infinite paure ma immenso coraggio ha affrontato se stessa, ha affrontato il ricovero in un cdca.
Ed ora eccola qui, stupendamente consapevole e ancora più forte!
Cara Kris, sei un grande esempio per tutti noi.

Ecco le sue parole:
' E ho capito molte cose....
Ho capito e imparato a lasciarmi MOLTE cose alle spalle e "farmele scivolare addosso", che il tempo sistema tutto, anche le cose che pensavi non passasero più.
Ho capito che il silenzio aiuta molto a riflettere e la riflessione, molte volte, porta a dei punti "favorevoli".
Ho capito che piangere non è sinonimo di debolezza ma di "anch'io ho un cuore e anch'io soffro".
Ho capito che 1 mese-due o tre non è niente confronto ad una vita o ad un affetto.
Ho capito che chi vuole esserci c'è, sempre, anche con mille difficoltà di mezzo, che l'amico vero è quello che ti rimane accanto anche quando sei nel pieno dello schifo.
Ho capito che ultimamente le persone hanno avuto MOLTA pazienza con me e che ero letteralmente intrattabile, che SE VUOI BENE AD UNA PERSONA LA DEVI LASCIARE LIBERA, che più "stringi" più questa prende le distanze, che se vuole farti del male lo fa in ogni caso.
Ho capito e imparato di chi e cosa fidarmi, che non tutti sono infami, che alcuni ci tengono davvero.
Ho capito che non ha senso essere LA PIÙ importante, ma che basta semplicemente esserlo ...che chi vuole ha la possibilità di darti il mondo invece chi non te lo da significa che non ti merita o, semplicemente, tu meriti di più.
Ho capito e imparato a dire "stop. Ora penso a me", che NESSUNO È PIÙ IMPORTANTE DI ME.
Ho capito che l'età non conta un cazzo, che quando una persona ti entra dentro non c'è limite di niente ....ti arriva, ti smonta, TI CAMBIA, ti rimbambisce e tu non puoi farci ASSOLUTAMENTE nulla.
HO CAPITO CHE IL CIBO NON PUÒ ESSERE MIO NEMICO, CHE UNO STOMACO "PIENO", anche nel riflesso dello specchio, È LA COSA PIÙ NORMALE DEL MONDO, che se "usato" bene (il cibo) non può ucciderti ....e NON DEVI LASCIARTI UCCIDERE.
Ho capito che non bisogna dipendere da nessuno, che se no è la fine, che va bene tenerci ma fino a pagina 9.
Ho capito che è l'imperfezione a rendere SPECIALE una cosa. E io, come molte persone che conosco, non siamo perfette, che la perfezione porta solo in un buco nero irraggiungibile, banale e inutile.
Ho capito che l'aspetto fisico conta davvero poco, per lo stesso motivo che ho spiegato prima: perchè quando una persona ti 'colpisce' -in senso buono- dentro, puoi solo lasciarti andare e provare. provare. provare. Spaccarti le ossa, lottare, cadere, RIPROVARCI, ma senza mai mollare. Lottare fino all'ultimo, LOTTARE SEMPRE PER CIÒ CHE SI VUOLE; che tanto PRIMA o POI le soddisfazioni arrivano.
Ma soprattutto, ma più di tutto in assoluto, ho capito che anch'io valgo qualcosa.... e che anche per me, "vale la pena"!!!! '

Eh sì, chi pronunciò queste parole aveva ragione: "Una vita è come una città, per conoscerla ci si deve perdere." 


lunedì 11 maggio 2015

SCHEGGE che trafiggono.

Dolore straziante.
Rabbia immensa, inquantificabile, non controllabile: entità malignamente suprema pervade invadente i più profondi cunicoli della tua anima.
Non si respira. Ti toglie il respiro.
Ti toglie la forza, la fiducia che lentamente stai cercando di costruire in te stessa.
Ti toglie la capacità di piangere. Nessuna lacrima osa uscire dai condotti di quegli occhi così spaventati, persi, soggiogati dal mostro contro cui combatti. Nessuna lacrima ora si vuole trovare a contatto con quell'obrobrio di aspetto che ti ritrovi, su quel corpo deforme con un'enorme pancia e le cosce che sembrano volere rapire ed imprigionare l'attenzione dei tuoi tristi occhi, litigandosela con i fianchi.
Lo specchio sembra rompersi in mille schegge che ti trafiggono, ma la realtà è che tu vorresti si rompesse per non doverlo affrontare e le schegge che ti trafiggono, beh... vengono esclusivamente da dentro te, come il dolore che avverti.

E che se ne vadano a quel paese tutte quelle persone che "Eh...vorrei capire come mai ti è successo tutto questo, davvero, sei una bella ragazza, hai 3456782900983764567839029387 qualità; Io davvero non capisco, eppure non pensavo volessi fare come le modelle..." MA COSA CASPITA STAI BLATERANDO SENZA UN MINIMO DI RIFLESSIONE?! MODELLE?!
E che se ne vadano a quel paese tutti quelli che per strada ti parlano solo per dire " Ehi bambolina! Dovresti metter su qualche chiletto, sai?" BAMBOLINA LO DICI ALLA BARBIE CON CUI POTRESTI GIOCARE AL POSTO DI IMPORTUNARE ME, VISTO CHE NON MI CONOSCI. NON SAI CHI SONO IO E PERCHE' IO SIA FISICAMENTE COSI'. LA BAMBOLINA E' UN GIOCO, LA SITUAZIONE IN CUI MI TROVO, LA MALATTIA CONTRO CUI COMBATTO, LA MIA PERSONA, NON SONO UN GIOCO.
E che se ne vadano a quel paese anche tutti gli altri dal "Sei troppo magra, devi mangiare!" al "Pastasciuttaaa! Ci vuole la pastasciuttaaaa!" CHE NON ARRIVANO A CAPIRE QUANTO QUESTE FRASI, SOPRATTUTTO L'IRRUENZA DELLA SECONDA, FACCIANO SENTIRE GIUDICATE E FACCIANO SOLO MALE, UN MALE ATROCE.

Non me ne frega niente delle modelle. Prendete la più bella in assoluto, guardiamola insieme: meravigliosa;
Ora, dentro a quel corpo ci sono io.
Aiuto. Sono enorme. Il naso è storto! Oh mamma mia cosa succede? i fianchi! Ho le braccia troppo muscolose. Che viso sciupato. Devo dimagrire. Faccio schifo...sì, nessuno mi potrebbe mai ammirare o addirittura desiderare... che schifo. E poi, chi potrebbe esser fiero me? Sono solo un'incapace. Mi dicono che sono bella, addirittura meravigliosa... ipocriti.

E ora la pastasciutta.
La pastasciutta, brutto insensibile, non riesco a mangiarla.
Ma questo non perchè io l'abbia deciso un bel giorno in cui mi sono alzata e detta "da oggi niente pastasciutta, viva i pasti senza pastasciutta, yeee che bello!". No, proprio no.
Io di alcuni cibi ancora ho il terrore.
E' contro tutto questo che combatto, sai?
PERCHE' QUESTO NON E' CHE LA PROIEZIONE DI UN DISAGIO INTERIORE.
NON BASTA "MANGIARE LA PASTASCIUTTA" per stare bene.
Mangiatela tu se ti fa sentire meglio, perchè siamo tutti diversi e abbiamo tutti dei trascorsi diversi: io non starei meglio. Se costretta la mangerei piangendo e poi, magari, nemmeno riuscirei a tenere quel "corpo estraneo", perchè è così che lo percepisco, all'interno del mio organismo.

Ci giudichiamo già abbastanza ogni millisecondo della nostra vita.
Basta.
Basta a tutti voi.
E basta a me stessa, te ne prego. Vai a quel paese pure tu quando mi giudichi così.
Basta schegge che mi trafiggono, voglio la libertà.


giovedì 7 maggio 2015

Diamo voce all'urlo soffocato in noi. - "Il drago va AFFRONTATO, non aggirato."

Pensieri, parole, animi stanchi.
Ma anche voglia di riscatto, di respiro, di vita.



-inviato da Gabriella


Provo a raccontarvi la mia storia sperando possa dare fiducia a chi DAVVERO vuole uscire dalla malattia. Leggo troppi post di persone che si dicono stanche distrutte affrante disperate…ma poi quando si parla di ricovero o anche di supporto psicologico o psichiatrico trovano mille motivi (scuse?) per non andare….
Mi sono ammalata durante la mia prima vacanza da sola, a 16 anni. Mi trovai male ma non chiesi aiuto a nessuno, mentendo anche a colei di cui più avrei dovuto fidarmi, la dispensatrice di cibo: mia mamma. E investii ogni energia in una dieta che mi facesse sentire meno brutta.
Tornai a casa ed ero anoressica.
I miei genitori se ne accorsero immediatamente e immediatamente, ad estate finita, cominciò il giro dei dottori, in un periodo in cui il disturbo alimentare era ancora un perfetto sconosciuto, studiato solo negli Stati Uniti. Psicologi, endocrinologi, psichiatri: dalla terapia della famiglia al rebirthing, e almeno dieci anni di psicacanalisi freudiana durante i quali imparai molto su me stessa, ritrovai pezzi di passato rimosso o sul quale avevo mentito a me stessa, ammisi episodi che ritenevo inconfessabili…
Negli anni passai alla bulimia, imparando a vomitare e come farlo da un libro.
Furono 15 anni di ricoveri, analisi, sintomi. E a margine una specie di vita: il po’ di lavoro e famiglia che riuscivo a gestire, amori chiaramente scelti perché mi facessero altro male. Spesi milioni delle allora lire (15 per essere precisi, una liquidazione di un lavoro precedente) in 6 mesi per mangiare. … finchè mi chiamarono per l’ennesimo ricovero.
Avevo da poco concluso un day hospital al San Raffaele di Milano, dove papale papale avevano detto ai miei che ero cronica. Il Dottor Dalle Grave dell’AIDAP – responsabile della struttura Villa Garda – mi aveva detto che ero grave ma io non mi sentivo per niente grave. Vomitavo anche 10 volte al giorno, pesavo 40 kg… ma tutto era sotto controllo.
Dicembre 2002 entro a Villa Garda
Sei mesi dopo: esco da Villa Garda
È maggio mi pare, o giugno. Sul lago c’è un clima meraviglioso, appena usciti con i miei facciamo una passeggiata tra i banchetti del mercatino. Ho una paura grigia… ma un miracolo è già avvenuto: il dottore che mi seguiva ha fatto di mia madre, colei che mi aveva detestata per averla messa in discussione come madre perfetta, colei che mi aveva – esasperata dai miei isterismi – buttata fuori di casa, la mia alleata nella terapia: se avessi avuto bisogno di attuare un sintomo, avrei chiesto aiuto a lei. Un’alleanza che ha ricostruito il nostro rapporto: paradossalmente nel momento in cui ero CHIARAMENTE e DICHIARATAMENTE malata, mia mamma ricominciò a stimarmi e a trattarmi da pari a pari.
Due donne forti che finalmente erano alleate e non nemiche… a volte basta così poco… ma sono percorsi che possono essere fatti solo sotto la guida di figure esterne e professionali.
Il miracolo successivo è stata la RINASCITA. Con il supporto – inizialmente importante – di psicoterapeuta e nutrizionista, non ho mai più avuto sintomi.
Ora, a distanza di 10 anni da quel miracoloso ricovero, sto cominciando a raccogliere i frutti del lavoro: a 45 anni mi sento bella, mi prendo (in modo sano, non fanatico) cura di me, ho imparato che comprare i vestiti adatti al mio corpo non è umiliante, ho gestito da capofamiglia due funerali, ho due lavori, ho imparato a non soffrire per amore. Ho imparato – se non a dire di no – a capire quando una cosa non voglio farla, e spesso dico di no perché sono gli obblighi, i doveri, la sensazione di gabbia a farmi regredire. Ho imparato che se una cosa non mi torna – se litigo, se non mi trovo bene con una persona, se qualcosa non mi viene perfettamente – non è necessariamente colpa mia ma potrei avere motivi validi almeno quanto quelli dell’altro. Ho imparato – quello credo di sì – a tutelarmi, sia pure in extremis, per non dimenticarmi mai completamente di me stessa.
Perché sto troppo bene ora, e la sola idea di tornare a quella malattia mi terrorizza: tempo e soldi, soldi e tempo. Tanto tempo in più, tutto il tempo che prima dedicavo al cibo ora è per me.
Certo, il rapporto con il cibo non è neutro, continuo – ma forse è il mio carattere sul serio – a non amare particolarmente la vita sociale, la compagnia delle persone. Ma dopo 15 anni di malattia, a 45 anni… di più non posso davvero desiderare!!!!
Del ricovero non racconto nulla tranne che è stata durissima. Ho guardato in faccia il cibo, ho visto svanire quello che fino ad allora era il senso della mia vita, strappato via con la forza. Ma il drago va affrontato non aggirato. Avere paura, disperazione, odio, schifo, terrore, solitudine ma riuscire a vincere. Perché non si è soli, ma si è circondati da persone competenti – affettive comprensive sì ma il giusto, non sono lì per darci ragione nei nostri sintomi e pensieri – pronte, come i bambini che imparano ad andare in bicicletta senza rotelle, a evitare che cadiamo mentre NOI pedaliamo.
Questo è stato per me quel ricovero.